domenica 17 settembre 2017

SANDINISTA !

Sandinista! venne pubblicato il 12 dicembre del 1980, e pur essendo gli echi del punk oramai remoti,  il disco, nel coraggio e nell’atipicità del lavoro, esalta comunque la forza, lo spirito e la creatività dei Clash, band rock inglese, tra i maggiori fautori del punk, genere in cui, insieme ai Sex Pistols, ha giocato un ruolo fondamentale. Per questa ragione, all’uscita di questo triplo LP, molti seguaci della band non riuscirono a mascherare il proprio disappunto, pur essendo consapevoli che il punk stava lentamente esaurendo la propria spinta rivoluzionaria. Tuttavia, come si scoprirà successivamente, l’onda lunga della sua forza propulsiva, era destinata ad investire in pieno le più importanti produzioni rock e new wave degli anni ’80, che stavano di li per cominciare.  


Sandinista !  è una gigantesca opera epocale, partorita da un gruppo di oramai reduci del punk, il disco più coraggioso e complesso della loro carriera, un'enorme brulicare di idee, spunti creativi, invenzioni. Appare evidente che i quattro musicisti inglesi questo progetto dovevano averlo già da tempo nello loro teste, una bozza disordinata e confusa, quella stessa “confusione” che troveremo all’interno del triplo album, un colorato ed eccellente miscuglio di sperimentazioni, provocazioni, generi musicali, composizioni, genialmente assemblate da  Joe Strummer, Mick Jones, Paul Simonon e Topper Headon.  È da sottolineare come i Clash, nella loro apparente trasandatezza, possedevano invece una discreta tecnica strumentale, fattore che li contraddistinse dalla maggior parte dei gruppi punk di fine ’70. In effetti, uno degli elementi fondanti e di “rottura” della filosofia punk risiedevano nel concetto che tutti potessero suonare uno strumento, al di la delle conoscenze tecniche e musicali, basta che si aveva qualcosa da dire!
Il titolo dell’ album prende spunto dall'organizzazione dei guerriglieri rivoluzionari del Nicaragua, i sandinisti, che l'anno precedente avevano destituito il presidente in carica,  molto “amico” degli americani della CIA, Anastasio Somoza Debayle. Successivamente i Clash dichiararono che l'ispirazione per il titolo venne loro data in seguito all’assurdo provvedimento di censura, attuato dall'allora premier, Margaret Thatcher,  di proibire in patria addirittura l'uso della parola “sandinista”, ritenuta troppo sovversiva!!!
Dare una connotazione stilistica e di genere a questo album è un’impresa ardua, in quanto i trentasei brani contenuti in esso spaziano tra vari generi musicali, a volte molto diversi tra loro: funk-rock, reggae, dub, shuffle, ballate malinconiche, soul, jazz, musica caraibica, rock n’roll e, come se non bastasse, questi generi, in alcuni brani, si contaminano a vicenda !


Probabilmente, a ben pensare, una cifra stilistica esiste, ed è quella dei temi trattati nei testi, tipici dello stile Clash, ovvero la politica, la denuncia, le questioni sociali, la situazione nelle diverse zone “calde” del globo (parliamo del 1980 o giù di li !). Gli argomenti  sono così tanti che offrono a Strummer & C. l'occasione per srotolarci sotto gli occhi un'infinità di problematiche personali e sociali, consacrandone lo status di band impegnata per eccellenza del post-punk.
Si passa infatti dal sistema gerarchico “ottocentesco” della società inglese, su cui Jones spara sempre con un certo compiacimento, alla guerra in Vietnam; dalla guerriglia sandinista alle barricate londinesi di fine anni '70; dalle discriminazioni razziali del Sudafrica, fino alla guerra fredda; da ogni forma di integralismo religioso, fautrice di conflittuali e pericolose contrapposizioni, all’imperialismo sovietico in Asia, e quello statunitense in Sudamerica, a sostegno delle numerose e feroci dittature. Il potere politico è l’obiettivo privilegiato contro cui i quattro musicisti inglesi si scagliano, il potere che con le sue innumerevoli zone d’ombra e con la gestione egoistica ed interessata,  provoca emarginazione e diseguaglianze. Per concludere con la grafica del LP, con una “vecchia” foto in bianco e nero che campeggia in copertina, che ritrae i quattro componenti la band ritratti nei bassifondi londinesi, immagine a cui i Clash hanno voluto dare una parvenza emaciata,” vissuta”, packaging  che continua con lo stesso stile all’interno, con fogli fintamente invecchiati, sui quali sono abbozzati in maniera casuale, sia i testi in lingua madre, sia fumetti e disegnini, dall’approccio scarabocchiato e distratto.




lunedì 21 agosto 2017

Il Duca è morto, lunga vita al Duca




Credo sia superfluo aggiungere nuove parole, alle migliaia che già sono state spese, per “decantare” la carriera straordinaria di David Bowie, il suo percorso artistico, le sue sperimentazioni e le contaminazioni di cui si è reso artefice.  Piuttosto focalizzerei l’attenzione sull’ approccio che il Duca ha avuto con la musica, col mondo della discografia e con l’enorme fama che ha ricevuto di conseguenza. Quando sento parlare operatori e addetti ai lavori, il concetto ricorrente è quello che non può esistere paragone tra quello che era il mondo musicale di 40 fa e quello odierno: le dinamiche sono cambiate, così come il modo di “farsi conoscere” e di fare carriera. Probabilmente una piccola verità questa teoria la nasconde, ma non può servire da alibi per marcare la netta differenza che esiste tra quelli di oggi e i grandi interpreti del passato. David Bowie appartiene a quella categoria di musicisti che hanno sempre agito per il solo amore dell’arte, che hanno messo coraggio e consapevolezza nelle proprie scelte, a prescindere da tutto. Nel mondo della musica ce ne sono diversi di esempi come questo, anche nella nostra Italia, di artisti che amano “sfidare”  i gusti e le aspettative dei propri seguaci, degli ascoltatori, che propongono sfide sempre nuove, che rischiano ad alzare di continuo l’asticella ! Ma esistono di fianco a questi, e sono la maggioranza, ahimè, interpreti che oramai sono dediti alle produzioni seriali, alla proposta “sicura”, per mero calcolo commerciale, o per compiacere la multinazionale di turno, o, peggio, e per mancanza del sacro fuoco dell’arte che evidentemente arde poco !!!
La parabola di David Bowie è caratterizzata dai cosiddetti “periodi”, fasi temporali in cui l’artista inglese amava dedicarsi a determinate sonorità. Quello più netto ed identificabile fu il periodo berlinese, alla fine degli anni settanta, da cui prese vita la “trilogia berlinese”, una produzione di tre album, in seguito al suo trasferimento a Berlino Ovest alla fine del 1976. Qui Bowie ebbe un approccio con la musica sperimentale tedesca e con elementi di musica elettronica, krautrock, ambient, e world music in collaborazione con il produttore statunitense Tony Visconti e con l’ onnipresente musicista inglese Brian Eno. Il coraggio di cambiare, di adeguarsi ai tempi, rimanendo però sempre lontano dalle “tentazioni” commerciali e dall’omologazione modaiola del momento. La visione della musica di David Bowie è stata sempre di creativa originalità, pur possedendo in sé elementi basilari del decennio che stava attraversando. Lo dimostra la completa trasformazione avuta negli anni ottanta e poi nei novanta. La visione artistica è stata sempre completa, a tutto tondo, favorita dalle collaborazioni con compositori e produttori di avanguardia, e facilitata dalla concezione che Bowie aveva dell’essere “artista”: oltre alla musica, egli dipingeva e ha partecipato, con discreto successo, a diverse pellicole cinematografiche, dimostrando anche eccellenti doti recitative. Inoltre, e non meno importanti, sono i travestimenti che hanno visto David Bowie protagonista durante la sua lunga carriera: l’immaginario collettivo è quello di un artista che si è sempre proposto in maniera “forte”, decisa, con un impatto visivo potente, audace, precursore dei tempi e delle mode, a volte create proprio dal cantante e dal suo stile post swinging sixties glam.
Con Bowie non muore un semplice interprete musicale, ma soprattutto un ricercatore di suoni, di colori, di espressioni artistiche, uno di quegli uomini che creano strade nuove, con tutti  i rischi che ciò comporta,  nuovi sentieri che aiutino a far confluire le note musicali, per lasciare una utile traccia agli artisti che seguiranno dopo di lui.


domenica 19 aprile 2015

Canti notturni - Celebrazioni Madonna dell' Incoronata


 Una delle più importanti e suggestive ricorrenze religiose cittadine è senza dubbio  la festa della Madonna dell’Incoronata, che culmina, all’ ultimo sabato di aprile, con l’enorme esodo di pellegrini che a piedi raggiunge il Santuario. La ricorrenza  ha però una sua “introduzione” a cominciare da  nove settimane prima, ogni sabato mattino, prima dell’ alba,  quando avviene una sorta di richiamo per i pellegrini. Infatti è dal mese di febbraio, e per nove sabati consecutivi, quando ancora Orta Nova è avvolta dall’oscurità, che prende l’avvio il giro per le vie cittadine di una voce che richiama alla fede e al pellegrinaggio per la Madonna nera dell’ Incoronata. Il  canto, dal tono malinconico e quasi lamentoso, in dialetto ortese, ricorda la chiamata dei muezzin islamici, che dai minareti delle moschee, invitano i fedeli alla preghiera per Allāh. Questo è uno dei tanti elementi che compongono la ricca liturgia dedicata alla Madonna, di chiara estrazione contadina e pastorale, che si evince chiaramente dai canti e dalle preghiere intonati dai pellegrini, recitati tutti in dialetto.

Per leggere altri articoli concernenti la Celebrazione della Madonna dell’ Incoronata andare all’archivio Blog, qui di fianco, e selezionare 2013 - aprile e 2014 - aprile, oppure cliccare sui link qui sotto. 
http://ortanovaculturacontemporanea.blogspot.it/2013/04/lultimo-sabato-di-aprile.html
http://ortanovaculturacontemporanea.blogspot.it/2014/04/celebrazioni-incoronata.html


domenica 12 aprile 2015

ANTENNA D' ORO



Non tutti sanno che Orta Nova possiede un’ importante storia di eventi di spettacolo davvero invidiabile, un immenso patrimonio custodito negli archivi della memoria di chi quegli eventi li ha vissuti di persona, o semplicemente ne ha sentito parlare. Un’ampia parte di questo “archivio dei ricordi” è occupata dalla manifestazione dell’ Antenna d’Oro, ultra quarantennale rassegna che a suo modo ha anticipato lo spirito e gli obiettivi degli odierni talent show televisivi! Infatti l’ossatura della manifestazione era costituita proprio da una competizione canora fra interpreti dilettanti di tutta la provincia, e spesso anche oltre. Però c’è da aggiungere che quasi contemporaneamente al suo esordio, avvenuto verso la metà degli anni ‘70, si era anche avviato il celeberrimo Festival della Piana, curato da Radio Orta Nova A1 ed inserito nel programma della festa patronale, che nel proprio intento aveva appunto quello di valorizzare qualche talento locale e dargli almeno una possibilità.
 L’ "Antenna d'Oro" era un Festival di voci nuove nato per iniziativa di un gruppo di radioamatori i quali, con l’ Associazione “Citizen’s Band”, riuscirono, dopo poche edizioni, ad imprimere alla rassegna una qualità artistica tale da fargli acquisire una dimensione regionale. La rassegna in genere si svolgeva nei mesi invernali e ha avuto nel corso della sua storia diverse location, tra le quali i due cineteatri cittadini (di cui oggi uno solo attivo e l’altro trasformato in un supermercato), un maestoso teatro tenda, impiantato in via Tratturo Incoronata, zona periferica, e, nelle ultime edizioni estive, la piazza centrale di Orta Nova. Naturalmente, oltre alla gara canora, con tanto di giuria specializzata e classifica finale, veniva dato ampio spazio a quelli che erano gli ospiti speciali della musica e dello spettacolo italiani. Senza dubbio quella degli ospiti è stata una fonte di richiamo per migliaia di spettatori nel corso degli anni, vista la grande qualità e la varietà degli artisti che hanno composto quello che è stato un parterre di grosso spessore!
E’ necessario sottolineare che, quando leggerete i nomi dei gruppi e degli artisti solisti ospitati all’Antenna D’Oro, essi si sono esibiti ad Orta Nova quasi tutti al culmine della loro carriera, quando erano nomi da alta classifica e richiesti sia nei live che sui canali televisivi RAI, e non proposte di ripiego, in fase calante, ex star bisognose di rilancio e di denaro!!
Fra le tante edizioni (se ne contano ben 24) una delle più straordinarie si è svolta sotto un teatro tenda, alla fine di aprile del 1983, unica per location e per il numero degli ospiti, che in tre serate hanno fatto diventare Orta Nova una sorta di filiale di San Remo!
Ma quelle dell’Antenna D’oro sono state comunque tutte delle edizioni speciali, perché negli anni il festival era diventato un evento centrale, molto atteso e vissuto dalla cittadinanza di Orta Nova.

Facendo un rapido excursus di tutte le ventiquattro edizioni, sin dalla prima, con l’allora ospite la showgirl Minnie Minoprio, vera prima donna dei varietà Rai del sabato sera, sono chiare le ambizioni degli organizzatori, e siamo alla metà degli anni settanta. Il 1980 viene ad aprire un decennio molto fortunato per la manifestazione: i popolarissimi Cugini di Campagna vengono ad accendere l’entusiasmo di tutto l’affollatissimo cineteatro Roma, di Corso Matteotti, così come accadrà l’anno successivo con i Kim & Cadillacs, con le scatenate sonorità rock ‘n roll, al Cine Club 2000 di via Stornarella. 









                                               Gli anni ottanta viaggiano alla grande, e i Ricchi e Poveri, in formazione completa, calcano il palcoscenico di Orta Nova, col loro bagaglio di canzoni e di popolarità, seguiti dallo stupendo concerto di Riccardo Cocciante, che prima del proprio ingresso, diede spazio a una “spalla” davvero eccezionale, l’emergente Luca Barbarossa. Per gli appassionati della storia del Festival di San Remo è facile ricordare la vittoria nel 1982, di Riccardo Fogli, che poco dopo viene ospitato tra le mura cittadine, in uno dei più fortunati concerti delle edizioni della kermesse ortese. In effetti non era raro assistere a concerti di artisti che poco più di un mese prima erano in gara all’Ariston!

ANTENNA D’ORO 1983

La fortunata e straordinaria edizione del 1983 merita un capitolo a parte, perché quelli furono tre giorni di intense emozioni e di ininterrotto spettacolo, evento che non ha avuto più eguali nella nostra città, da 32 anni a questa parte!
Come ho anticipato, la rassegna si svolse sotto il capiente teatro tenda impiantato sul Tratturo Incoronata (di fronte alla oramai scomparsa distilleria). L’enorme tensostruttura fu presa a noleggio dalla famiglia Togni, celebri circensi, e poteva ospitare fino a cinquemila spettatori. Inutile dire che i posti, per le tre serate, furono completamente esauriti, e parte del pubblico presente fu costretta ad assistere allo spettacolo su sedili di fortuna o addirittura in piedi ! Oltre alla canonica gara canora tra i dilettanti e nuove proposte del circondario, gli ospiti che si susseguirono sul palco sono rimasti nella memoria di tutti coloro che hanno assistito a quelle serate eccezionali, considerando che nel 1983 gran parte di loro era al massimo del successo e delle quotazioni!  La varietà degli spettacoli offerti, non era fatta di sola musica, ma venne dato ampio spazio al cabaret e finanche alla sceneggiata napoletana.
Tra i gruppi furono presenti i Matia Bazar ( con formazione originale, e presenza costante nell’alta classifica hit parade) e i Passengers (reduci da fortunatissime partecipazioni sanremesi). Tra i solisti, Toto Cutugno (grande protagonista durante tutti gli anni 80’ del Festival di San Remo), Fiordaliso, Anna Oxa, Albano & Romina Power, Tiziana Rivale (fresca di vittoria al Festival di San Remo), Ivan Cattaneo,Nada, Gianni Bella, Trio Carella, Tony Santagata, Viola Valentino, Franco Calabrese, Adriano Pappalardo, il cantante e ballerino americano Russel Russel, Amanda Lear, Sterling Saint Jacques, attore e interprete americano di disco music,  Donatella Milani, Tony Pagliuca delle Orme, Cristiano Malgioglio.
La sezione cabaret era invece composta da nomi presi in prestito dai varietà Rai e Mediaset, come Gianfranco D’Angelo, Antonio Sorrentino, Alfredo Papa, Teatraccio, Giorgio Porcaro e Raf Luca. Ampio spazio alla tradizione napoletana della sceneggiata e della melodia fu concesso con la partecipazione di Mario Merola, Gloriana, Nino D’Angelo e Pamela Paris, idoli indiscussi del genere. Come se tutto questo non bastasse, a condurre le tre serate furono chiamati i due conduttori RAI, Marilda Donà e Mauro Micheloni. Lo spettacolo è servito!!!


Dopo il 1983 l’Antenna D’oro non è stata più la stessa. Era difficile mantenere uno standard così elevato, anche se la rassegna comunque ha avuto il suo dignitoso prosieguo. Nell’edizione del 1984 ad esempio, ospite speciale fu un semi sconosciuto Zucchero Fornaciari, non ancora diventato il celebre blues man che oggi tutti noi conosciamo. Nell’ edizione del 1985 invece, c’è stato il ritorno tra le mura del CineClub 2000, in cui si sono celebrati gli antichi fasti del progressive italiano, col concerto del Banco del Mutuo Soccorso, una delle serate più raffinate e sorprendenti della storia dell’Antenna D’Oro !

La rassegna procede stancamente fino al 1990, anno della sua momentanea sospensione. Lo smalto dei primi anni, il fervore degli anni settanta e ottanta si era esaurito e c’era bisogno di una pausa per riordinare le idee. Pausa che è durata fino al 1999, anno della ripresa e di una ritrovata energia. Nel frattempo sono cambiate molte cose, nell’assetto organizzativo e nella concezione della manifestazione stessa, le radio libere locali, come Radio Orta Nova, erano pressoché estinte, radio cittadine che hanno avuto sempre un certo peso nella divulgazione e nel sostegno della rassegna. Adesso è l’ associazione culturale “Amici della Musica”, diretta da Nicola Maffione, che ricevendo il testimone dal padre Vincenzo, storico organizzatore e regista degli anni d’oro, si è prodigato nel portare avanti quello che viene definito un pezzo importante dello spettacolo e della cultura cittadina.
L’edizione del 1999 si svolse in Piazza Nenni, e vide come ospiti i soprendenti e straordinari Audio Due, un duo napoletano di eccellente qualità musicale. 
Gli anni duemila si aprono con buoni auspici: Ivana Spagna, riportata sulla breccia, dopo essere stata la regina della dance italiana degli anni 80’, dalla sua partecipazione al Festival di San Remo, ha fatto il suo ingresso nel ricchissimo palmarès dell’Antenna D’Oro.
Inaspettatamente, dopo questa frizzante edizione, sono arrivati due anni di pausa, dovuti a problemi di budget e di organizzazione. Rispetto al passato, i costi di organizzazione sono diventati proibitivi e senza le fonti e le partecipazioni di enti e di sponsor, diventa difficile mandare avanti rassegne così grandi e dispendiose.
Però questo non impedisce ii ritorno in Piazza nell’anno 2003, con la 22esima edizione, con la gradita sorpresa di Fausto Leali, oltremodo entusiasmante, se si pensa che il presidente degli “Amici della Musica”, Nicola Maffione, oltre che in veste di organizzatore, compare anche in quella di pianista, in quanto egli da decenni accompagna nelle sue tournèe l'artista bresciano, naturalizzato foggiano!
Il 2004 fa presagire che l’Antenna D’oro stia tornando agli antichi fasti: arrivano da tutta la regione i fans di Michele Zarrillo, a riempire all’inverosimile Piazza Pietro Nenni, in uno dei più seguiti e partecipati concerti degli ultimi anni, qui ad Orta Nova. Ma a quanto pare, il destino della rassegna è oltremodo travagliato, che impedisce alla stessa una certa continuità. La 24esima edizione, ospite la brava e raffinata Mariella Nava, è stata l’ultima, fino ad oggi, che siamo nel 2015. Sono trascorsi dieci anni e poche persone si rendono conto che Orta Nova ha perso un’ottima possibilità di offrire un prodotto di alto livello, nonché una fonte di richiamo di spettatori, soprattutto da fuori città.
....corre voce che potrebbe esserci una ripresa e la rinascita della storica rassegna ortese…..   

martedì 10 marzo 2015

La Musica salva

E’ universalmente nota la triste vicenda dell’ Olocausto, perpetrata dalle milizie tedesche durante la seconda guerra mondiale. Le leggi razziali, la discriminazione, le deportazioni di massa verso i tristemente noti campi di concentramento. Ma questa vicenda storica, nasconde in se una miriade di micro storie che spesso sono sconosciute alla gran parte di coloro che si sono interessati a conoscere questa oscura pagina della storia degli uomini.
Una di queste storie, dall’ aspetto straordinario, è uscita dall’ oblio a cui era destinata,  grazie a un uomo estremamente curioso e tenace, come è Francesco Lotoro, musicista, nativo di Barletta,  docente di pianoforte al Conservatorio “Umberto Giordano” di Foggia. Essa riguarda la musica e i suoi sfortunati autori, all’ epoca deportati nei campi nazisti, da cui la gran parte di loro non sono mai tornati.

Ventidue anni di ricerca in tutto il mondo hanno permesso al musicista di recuperare circa 4 mila opere scritte da questi uomini  internati nei lager. Almeno le note si sono salvate: la naturale reazione dell’ uomo alla violenza, prodotta da altri uomini !  Dal 1989 Francesco Lotoro si è lanciato nell’ incredibile impresa di archiviare, registrare, eseguire l’ intera produzione musicale creata nei campi di prigionia militare e civile nella seconda guerra mondiale.  Migliaia di spartiti, 13 mila documenti,  originariamente annotati su quaderni scolastici, su carta igienica, sulla carta da formaggio. Non solo piccole e brevi canzoncine, ma intere opere, concerti in 5 movimenti per piano ed orchestra. Piccoli e grandi fogli tenuti nascosti, cuciti all’interno dei cappotti, gettati dai treni in movimento, consegnati nella mani di amici fidati. Così sono sopravvissute queste opere.


La musica dei campi rispecchiava la nazionalità e l’estrazione sociale degli internati: ebrei, cristiani, testimoni di geova, sinti, rom, romanes, sufi, omosessuali, comunisti. Era frequente che dall’ incontro di persone di diversa provenienza e stirpe, nascessero delle opere ibride, un incontro di melodie che mai, se non in quelle drammatiche situazioni, potevano venire a contatto. E veniva composto di tutto, dalle opere concertistiche alla musica lirica, dalle sinfonie alle corali, dalla musica popolare al jazz. E poi cabaret e musica hawaiana. La musica era frutto di una spontanea espressione creativa. L’uomo tenuto prigioniero aveva bisogno della musica, la giusta reazione a quella condizione di cattività: la musica non ti salva la vita, ma annichilisce culturalmente il nemico. Per chi era inerme, essa serviva da fucile intellettuale.
Il progetto futuro del maestro Francesco Lotoro è quello di un enorme archivio, una mega enciclopedia che raccolga tutto ciò che è stato frutto di una ricerca di anni e anni. Inoltre egli si propone di realizzare una raccolta completa su Cd e file di tutte le composizioni di musica concentrazionaria, come viene definita. Con sua moglie, Grazia Tiritiello, ha fondato a Barletta l’ Istituto della letteratura musicale concentrazionaria, costituitosi in fondazione per ospitare l’immenso patrimonio musicale recuperato.

“Come ebreo percepisco in queste composizioni tutto il dramma della deportazione e dell’ annientamento sistematico. Ma un giorno questa musica dovrà riprendersi decenni di vita interdetta e passare dall’ eccezionalità della produzione scritta in prigionia, alla normalità dell’ esecuzione concertistica. Essa si dovrà ascoltare come qualsiasi altra musica,nella piena consapevolezza di una conquistata normalità, perché è ciò che i musicisti e autori,  avrebbero voluto”.
Il maestro Lotoro tiene sistematicamente conferenze in tutto il mondo, per portare a conoscenza una interessante vicenda che sotto molti aspetti ha dell’ incredibile. Inoltre egli ha promosso il primo Master di musica concentrazionaria presso il Conservatorio Umberto Giordano di Foggia. Poi ha tenuto, sempre al Conservatorio di via Arpi, un interessante Seminario sulla materia, col conseguente enorme  successo ottenuto.

giovedì 26 febbraio 2015

La Bussola


Sergio  Bernardini è stato un imprenditore e impresario teatrale italiano, reso celebre principalmente per il suo fondamentale contributo allo sviluppo e al successo internazionale della Versilia, in Toscana. Infatti egli è stato il fondatore del famosissimo night club La Bussola, nel lontano 1955,  locale che con la sua "fama" e grazie all'iniziativa di Bernardini, ha favorito in maniera determinante a far emergere la Riviera della Versilia come meta di vacanza per "vip" dello spettacolo e non solo.
Possiamo dire che il fenomeno della Bussola, è la pronta rivincita di un territorio che cinque anni prima aveva di fatto rifiutato l’organizzazione del Festival della canzone italiana, poi andata a San Remo: infatti dopo il “no” del comune di Viareggio, la città ligure dei fiori fu immediatamente disponibile ad ospitare la kermesse, riscrivendo la propria economia e il proprio futuro!
  La Bussola è stato principalmente un locale notturno, situato sul lungomare di Marina di Pietrasanta, presso la località Le Focette e insieme alla Capannina dettò le tendenze e la vita mondana negli anni sessanta. Fare un elenco degli artisti di tutti i generi che si sono esibiti alla Bussola, significa spendere diverse pagine, quindi mi limito ad elencare quelli più importanti, i cui concerti hanno costituito la storia della musica e degli eventi non solo versiliesi, ma nazionali in generale.  Tra gli italiani non possono non essere menzionati musicisti e interpreti del calibro di: Renato Carosone, Ornella Vanoni, Luciano Tajoli, Fred Bongusto, Fabrizio De André, Adriano Celentano, Renato Zero, Gianna Nannini, Marcella Bella, Patty Pravo, Loretta Goggi, Milva, Mia Martini.  Tra gli artisti internazionali spiccano i nomi di Ray Charles, Juliette Greco, Ella Fitzgerald, Miles Davis, Ginger Rogers, Louis Armstrong, Marlene Dietrich, Joséphine Baker, Tom Jones, Wilson Pickett, Frankie Laine, Platters, Chet Baker! Emblematica è la vicenda legata al 31 dicembre 1968 durante  la contestazione del Movimento Studentesco, che prende di mira la Bussola di Focette, molto frequentata e alla moda in quegli anni, identificata come il ritrovo della borghesia. La situazione è piuttosto tesa fin dalle prime ore della serata. Migliaia di contestatori assediano il locale in cui dovranno esibirsi Fred Bongusto e la celebre cantante inglese Shirley Bassey, con al seguito una grande orchestra. Alla carica della polizia, la protesta degenera in scontri che durano tutta la notte. L’intraprendenza di Bernardini non si fermò alla Bussola : dopo pochi anni l’impresario diede vita anche al Bussolotto, locale per vip dedicato esclusivamente alla musica jazz e in cui si esibirono più volte, tra gli altri, Romano Mussolini, Chet Baker, João Gilberto e Renato Sellani.
Adriano Celentano
Ella Fitzgerald
Sergio Bernardini (avanti) con Mina




Tom Jones con Janis Joplin
Un ulteriore slancio dell'impresario fu l'organizzazione di Bussoladomani, sempre in Versilia, in cui si voleva portare un pubblico più giovane e più ampio rispetto alla tradizionale Bussola.  Il locale - non molto distante – nato nel 1976, è costituito da una tensostruttura, adatto a spettacoli quali concerti ed esibizioni maggiori. Nel primo anno la Bussoladomani fu aperta solo per i mesi di luglio, agosto e i primi giorni del mese di settembre. Più lungo il periodo del 1977 dove vi furono parecchie esibizioni teatrali dal mese di maggio fino all'estate. Fu qui che nell'estate del 1978 Mina diede il suo addio alle scene con una serie di concerti live gremiti di pubblico esultante. Memorabili furono queste ultime serate della cantante, tra le più celebri in ambito dei concerti. Oltre a Mina, la struttura vide tra gli altri anche rappresentazioni di artisti come Barry White, Liza Minnelli, Frank Zappa, Renato Zero, Mike Oldfield, Joe Cocker, James Brown, Dionne Warwick, Gilbert Bécaud, Rockets, Gianna Nannini, Alberto Fortis, Marco Ferradini e Vasco Rossi.  Bussoladomani successivamente si sviluppò più come luogo di rappresentazioni teatrali che di rappresentazioni canore.

Dopo aver vissuto una storia davvero straordinaria, segnando di fatto unì intera epoca ed essere stato punto di riferimento per almeno tre generazioni, nell'agosto 2007  La Bussola venne chiusa per rumori notturni molesti. Ma il  6 ottobre dello stesso anno la Bussola di Focette cambia il nome in Bussola Versilia. Il locale oggi è uno dei più frequentati del panorama versiliese,  diventando uno dei punti di riferimento principali delle nuove tendenze legate al mondo della notte, ospitando i più famosi deejay e produttori italiani. Il locale ha una duplice veste. Invernale: con due sale disposte su due piani, una tendenzialmente più improntata alla musica house, l'altra più commerciale e revival. Estiva: l'intera discoteca si trasferisce tra bordo piscina, giardino e spiaggia con due piste: una commerciale, con sfumature house, l'altra revival, dedicata a un pubblico più adulto e maturo.
Il 2 ottobre del 1993 Sergio Bernardini trovò la morte in un incidente stradale, presso Asti. Dato il suo importante contributo allo sviluppo della zona, e in sua memoria, recentemente l'amministrazione della Versilia ha voluto dedicare al celebre impresario un lungo "viale a mare" sito nel comune di Lido di Camaiore, al confine con Marina di Pietrasanta, nella quale si trova anche li una piazza a lui dedicata, proprio nei pressi della Bussola.


giovedì 12 febbraio 2015

Lo sapevi che…

il 12 giugno 2007, in occasione delle celebrazioni della festa patronale di Sant’Antonio da Padova, fu organizzata una rassegna di pittura estemporanea, dedicata alla città di Orta Nova, in collaborazione con l’Accademia di Belle Arti di Foggia.  L’iniziativa fu promossa dall’Associazione Culturale  L’Ortese  con l’intento di valorizzare l’intero nucleo storico della nostra città. Si contarono una dozzina di  giovani pittori che a scelta si posizionarono in diversi punti del centro cittadino, a seconda della personale prospettiva dalla quale volevano catturare un aspetto saliente,  riconducibile alla storia e alla tradizione di Orta Nova. Il risultato fu un ritratto variegato, attento e molto interessante che questi giovani artisti hanno tracciato, col decisivo valore aggiunto di una visione alquanto obiettiva e depurata dalla consuetudine, scevra da ogni forma di pregiudizio socio-culturale, tipici delle persone estranee ad un certo contesto. Essi hanno catturato la luce, la prospettiva, l’importanza delle cose, che a noi residenti ci sfuggono,  presi come siamo dalla “normalità” di chi quelle stesse cose le vede ogni giorno, senza farci caso e senza attenzione a ciò che ci circonda. Ogni pittore ha adottato la propria concezione e la propria tecnica pittorica per poter rappresentare i simboli di Orta Nova. Si andava da un Sant’Antonio pop, multicolore, con tecnica a colore acrilico su tela, a ritratti futuristi di Orta Nova, ad olio su tela, delle severe mura del Palazzo Gesuitico, le Chiese, la statua bronzea di Sant’Antonio, nella villetta, dalle reminiscenze impressioniste e un tralcio di vigna, rappresentata col dinamismo tipico del Boccioni,  passando per i disegni a matita carbone e sanguigna su cartoncino. In molti casi, gli artisti sparsi per tutto il centro storico, hanno impiegato diverse ore a completare l’opera, sino al tardo pomeriggio, cosa che ha favorito una diffusa interazione con i residenti, molto interessati a quegli “strani forestieri”, ai quali volentieri veniva offerta ogni sorta di bevande e di derrate alimentari.